Storia e Spiritualità

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PMN 2: La Mahdia

06.Un martirio goccia a goccia

Custodire la memoria di Teresa Grigolini, Concetta Corsi, Eulalia Pesavento, Amalia Andreis, Fortunata Quasce, Elisabetta Venturini, Maria Caprini, Caterina Chincarini, e di tutte le loro compagne di prigionia, è accompagnare dall’interno ogni passo, ogni evento, ogni tortura, ogni gesto, è leggere nelle loro vite fede, speranza e carità.

Una storia con luci e ombre, ma con una grande forza che nasce dalla vulnerabilità e dalla fragilità. Qui si manifesta la grazia di Dio.

Questa memoria viva è un nutrimento per la nostra spiritualità e ci sfida a rimanere fedeli con gratitudine e impegno, in tutte le circostanze di vocazione e missione.

Mons. Sogaro con le Sorelle e Padri dopo la prigionia della Mahdia.

Entriamo in questa terra sacra delle nostre sorelle con i piedi nudi e il cuore grato.

Obiettivo:

Consegnare con testimonianza e fedeltà a Dio e alla missione, l’eredità dei nostri martiri alle nuove generazioni e continuare così a scrivere la storia e il passaggio di Dio nella nostra vita e nella vita del popolo.

Ritirada da Khartoum

“Dopo un viaggio di 33 giorni, non privo di pericoli e disagi, i nostri sono arrivati al Cairo il 14 giugno…. I mori sposati hanno alloggiato in una casa in affitto, i ragazzi e le ragazze si sono ritirati negli stabilimenti della Missione”. (Nigrizia, julio,1884, p.127)

Leggi AMN 22 p. 55 -86

Elizabetta Venturini

Il suo diario

“Con la caduta di El-Obeid, nota il maggiore Gozzi, tutto il Kordofan, tranne alcune regioni montuose di Nuba, rimase territorio incontestato del Mahdi. Infatti, avendo stabilito in quella città la sede del suo governo, […] egli si dedicò alla preparazione politica dell’estensione della rivoluzione, alla conquista di Khartoum e all’attuazione dei suoi piani di riforma della religione e di sottomissione del mondo all’Islam” (p.220)

Leggi AMN 18, 69-98 | AMN 11, 51-83

Elizabetta Venturini

Teresa Grigolini

Leggendo la storia di Teresa, siamo contagiati dalla forza e dalla generosa carità di una donna che ha superato la litania dell’abbandono, dell’umiliazione, del sacrificio, della delusione e della solitudine…. Eppure, da questa montagna di tristezza e dolore, brilla per lei una speranza, la speranza di un Dio che non l’abbandona: “Madre, stai tranquilla e non temere nulla, perché il Signore non lascia mai perire coloro che ama” (IT-AMN 6, p. 198).

Leggi pure AMN 6 p. 198ss

Momento Meditativo

“Il corpo era a pezzi, ma i dolori morali erano molto più insopportabili. La grande debolezza ci aveva fatto perdere un po’ del nostro intelletto.

 All’inizio della nostra prigionia pregavamo con fervore e la nostra mente era sempre fissa su Dio.

 Eravamo felici di soffrire per la causa del Regno di Cristo.

Sentivamo che il Signore era con noi e i nostri cuori erano pieni di pace e di gioia sincera.

 Poi scese la notte, una notte senza stelle: era l’agonia dello spirito, senza ombra di conforto.

All’inizio, i calci e le percosse erano dolcezze da sopportare: l’idea di poter testimoniare con il sangue il nostro amore per Cristo, tanto desiderato nel periodo della nostra formazione, ci sosteneva e ci dava forza e coraggio.

L’educazione alla croce ricevuta dal nostro fondatore e il desiderio di martirio, che ci sembrava così vicino, ci incoraggia a sopportare tutto.

Ma la morte tanto attesa non arrivò e fummo nelle grinfie del Mahdi.

Allora, quasi in sensibilmente, la preghiera fiorì sulle nostre labbra: uniti iniziammo un triduo al Sacro Cuore di Gesù, chiedendogli di salvarci dai denti delle bestie e di aiutarci a rimanere fedeli”.

(Tutti sapevano che ero stata suora” pag. 150)  

  • Cosa vorresti condividere su ciò che ha toccato il tuo cuore e ti sfida di più?
  • Esprimilo in modo creativo: con un disegno, una poesia, scrivi il tuo salmo, ecc.

La Fuga (1885-1891)

Non appena P. Bonomi ottenne la liberazione, si preoccupò di coloro che erano rimasti in schiavitù. Mandò sul posto guide e cammelli in numero sufficiente per la liberazione. Scelsero Fortunata, perché era africana e rischiava di essere venduta come schiava, e Maria Caprini, che era stata più a lungo in prigione. Viaggiarono giorno e notte per mettere sempre più spazio tra i possibili persecutori. Ad un certo punto le sorelle, per non cadere per la fatica, le legarono al cammello.

 Il 22 ottobre 1885 un telegramma da Dongola annunciò al Cairo che le due sorelle erano arrivate sane e salve ad Abasce, e lo stesso giorno la notizia fu inviata a Verona. Le ultime ad essere liberate furono Caterina ed Elisabetta con P. Ohrwalder, il 29 novembre 1891.

Lettura

AMN 18 pp. 99-151 | Leggi pure AMN 11, pp.85-106

Scrivi nel tuo diario

Alla fine di questo modulo sul Mahdia e seguendo passo dopo passo la testimonianza delle sorelle, potresti fare un proposito per approfondire e confrontare la tua vita alla luce dell’eredità lasciata dalle nostre sorelle, perché siano una luce nella tua vocazione comboniana.

  • Quali sentimenti dimorano nel tuo cuore in tutto ciò che le nostre sorelle hanno vissuto in questo tempo di prigionia?
  • A cosa ti invita oggi la testimonianza della loro vita?

Condivisione di gruppo

Quali sentimenti rimangono nel tuo cuore, in tutto ciò che le nostre sorelle hanno vissuto durante questo tempo di prigionia?

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